URANIA: un nome per una collana

 

 

URANIA: un nome per una collana

di Gianfranco Lucchi

 

 

Vi siete mai chiesti perché Giorgio Monicelli intitolò “Urania” la più celebre collana di fantascienza italiana, coniando al tempo stesso il termine “Fantascienza”?
Vorrei azzardare una risposta a questa domanda, anche nella speranza che qualcuno, leggendo queste mie note, mi conforti o meno in questa ipotesi.
Urania, la Musa dell’Astronomia? Troppo poco, ci vuole qualcosa di più.
A conoscenza del mio interesse per gli Urania, qualche mese fa un carissimo amico mi regalò una copia di un’opera dell’astronomo francese Camille Flammarion,  dal titolo Urania, in una edizione degli Stabilimenti Sonzogno di Milano datata 1890, dopo averla  trovata su una bancarella del Mercatone del Naviglio Grande a Milano e restaurata con grande cura.
Camille Flammarion visse tra il 1842 ed il 1925 (era di circa vent’anni più giovane di Verne) e, più che per le sue ricerche positive e di sistematica osservazione (stelle doppie e multiple, topografia e costituzione fisica di Marte e della Luna, origine degli aeroliti, variazione dell’obliquità dell’eclittica), ebbe larghissima rinomanza come geniale divulgatore. Infatti egli creò un genere personale di letteratura a fondo scientifico.
Un entusiasmo comunicativo per le indagini astronomiche nei loro nessi con le scienze affini, un senso poetico e mistico dei problemi dell’universo, uno stile caldo e fantasioso costituiscono i caratteri salienti delle sue opere, anche se l’entusiasmo e la fantasia lo portano talvolta a non tenere nel dovuto conto il rigore scientifico ed a superare i limiti consentiti dalla scienza. 
Tra le opere più diffuse: La pluralité des mondes habités, Les mondes imaginaires et les mondes réels, Les étoils et les curiosités du ciel, Les terres du ciel, La planète Mars et se conditions d’abitabilité, Uranie. 
La prima parte di Urania si intitola “La Musa del Cielo”: a diciassette anni Flammarion si innamora perdutamente di una statuetta d’Urania, particolare di un orologio a pendolo di bronzo dorato, opera della fine del primo Impero, di proprietà del direttore dell’Osservatorio di Parigi , allora suo capo. 
Una notte, una Urania vivente gli appare in sogno e lo conduce in un fantastico volo nello spazio, oltre il sistema solare, su pianeti illuminati da soli multipli ed abitati da esseri con poteri straordinari; egli visita altri mondi ed altri sistemi, giunge fino ai sobborghi dell’Universo visibile dalla Terra, per scoprire che al di là vi è una serie infinita di altri universi; così da lontano, con una sovrumana potenza di percezione e superando la barriera del tempo, ha una visione della Terra di 18 secoli prima (tanto la luce aveva impiegato a giungere fin là) e della Gallia di Giulio Cesare e Vercingetorige. Svelati i misteri dello spazio e del tempo, Urania scompare e il sogno finisce;  Flammarion rimane solo con la sua statuetta ed una missione di vita di penetrazione nei segreti della scienza.
Un’Avventura nell’Universo e nel Tempo? L’origine di un Nome?

Gianfranco Lucchi

Ó 2003