- Sono
in viaggio, sono in viaggio da tempo anche se non posso ricordare
nè
la partenza nè
dove sono diretto.
- Tutto
ciò che è prima di questo treno io l'ho dimenticato, ho avuto
una vita prima, un lavoro, una famiglia, una casa, ma dove siano
lo ignoro.
- Sono
qui, viaggio, viaggio sì ma verso dove?
- Il
convoglio è composto da un unico immenso scompartimento, enorme,
largo, ma soprattutto interminabile, per giorni ho tentato di
risalirlo per arrivare alla motrice e vedere chi fosse il
guidatore e forse chiedergli, se mi avesse dato ascolto, quale
fosse la nostra destinazione... per giorni e giorni ho camminato
instancabilmente, fermandomi solo per brevi soste o per un rapido
sonno agitato.
- Poi
alla fine ho rinunciato, vi è senz'altro una motrice che fa
viaggiare questo assurdo convoglio composto da un unico vagone
senza fine ma quanto disti nessuno sa dirlo.
- Il
treno è pieno di viaggiatori, giovani e vecchi, uomini e donne,
un po’ ovunque vi sono lunghi tavoli e panche, o sedili di vario
genere, rozzi in duro e scomodo legno annerito dall'uso, oppure in
soffice velluto bordò o testa di moro, qua e là con strappi e
scuciture che lasciano fuoriuscire l'imbottitura, ma nessuno ci fa
caso.
- Vi
sono anche settori a cuccette per chi vuol dormire, da solo o in
compagnia, qua e là anche piccoli scompartimenti più lussuosi
con sedili foderati in lucida pelle anch'essa usurata dall'uso e
pesanti tende damascate ai finestrini come per nascondere il
panorama esterno agli occhi dei viaggiatori.
- A
nessuno interessa guardare fuori e per tutto il convoglio le
pesanti tende sono tirate a nascondere i finestrini, per isolarci
dall'esterno.
- Lungo
i soffitti serpentine di luci al neon, giallastro, crepitante, a
tratti spente, ed alle pareti lampade con fiammelle guizzanti che
gettano all'intorno i loro deboli bagliori, luci smorte, anemiche,
ma sufficienti per vedere e per osservare quest'umanità in
viaggio che non si pone domande.
- Qualcuno
inganna il tempo facendo sesso, senza curarsi dei vicini, qualcuno
osserva interessato, qualche altro aspetta il suo turno ma per lo
più nessuno si cura di cosa facciano gli altri.
- Vi
sono bagni e settori ristorante, spesso mi fermo a mangiare
qualcosa, provando a scambiar due parole con l'inserviente di
turno, ma nessuno ha interesse a parlare, soprattutto nessuno
vuole sapere dove andiamo e perché. Credo che tutti sappiano e
che volutamente cancellino dalla mente la natura del viaggio ed il
significato del treno.
- Durante
il primo giorno della mia migrazione attraverso il convoglio ho
accettato l'offerta di una viaggiatrice, non giovane ma piacente,
senza tante cerimonie o preliminari abbiamo avuto un rapporto
veloce e completo senza curarci degli sguardi di chi stava attorno
a noi.
- Mentre
si rivestiva e si rimetteva il reggiseno, ho azzardato la domanda
che è sulla bocca di tutti ma che nessuno vuol porre, "Dove
va questo treno?".
- E'
impallidita di colpo come se le avessi fatto la più oscena delle
proposte, poi con voce rauca e tremante per l'ira, puntandomi
contro l'indice ha inveito contro di me in modo quasi rabbioso.
- "Non
fare mai più questa domanda, capito? Mai più!"
- E
se n'è andata quasi di corsa sculettando in modo irritante,
mentre all'intorno la gente mi guardava e ridacchiava come se
avessi detto qualcosa di particolarmente volgare e sudicio.
- Più
volte ho provato a scostare le tende per guardar fuori, quando
fuori è buio non si vede nulla solo la luce vaga delle stelle e
forme indistinte che potrebbero essere colline o montagne lontane,
quando invece è giorno non posso tentare di guardare fuori,
subito qualcuno mi allontana con una spinta minacciandomi in modo
sgarbato e deciso.
- Dalla
toilette però sono riuscito un paio di volte a guardar fuori, di
giorno la luce fuori è grigia e tetra, una cappa di dense nubi
scure nasconde la luce del sole ed incombe sul piatto pianoro che
stiamo attraversando, una terra brulla, nerastra, senza traccia di
vegetazione, in lontananza colline, aspre, rugose, ripide ed
impervie, null'altro, non città o paesi lontani, non segni di
civiltà, solo questa steppa arida e morta.
- Dopo
alcuni tentativi ho smesso di guardar fuori, non c'è nulla da
vedere dall'altra parte e non faccio fatica a capire perché
volessero impedirmi di guardar fuori.
- Il
cibo qui è insipido,
una densa poltiglia, come melassa, sufficiente per nutrirci ma
poco invitante all'aspetto, da bere acqua torbida dal sapore
rugginoso, come acqua piovana raccolta da vecchie grondaie di
ferro logoro. Nessuno mi chiede denaro per questi forzati e
sgradevoli ristori ed io prendo ciò che mi danno senza
protestare.
- Del
resto con che pagare? Non ho denaro con me, non bagagli, nelle mie
tasche non vi sono nemmeno documenti o titoli di viaggio, ho solo
gli abiti che ho indosso e chi mi circonda non ha nulla più di
me.
- Solo
i vestiti che indossiamo, ma nulla nelle tasche che possa servire
a far luce sul viaggio o sul perché siamo qui.
- Durante
i frequenti amplessi con le donne del convoglio, è sufficiente
poggiare in terra o su un sedile gli abiti piegati alla meglio,
nessuno se ne appropria, al massimo se qualcuno intende sedersi
sul sedile scelto per poggiarli, si limita a spostarli con un
gesto della mano, nessuno ha interesse alle cose degli altri, al
massimo può guardare con interesse qualche gioco erotico
particolarmente movimentato, nulla di più.
- Le
uniche attività del convoglio sono sempre le stesse, mangiare,
dormire, guardare, far sesso. Nessuno dialoga, nessuno accetta il
dialogo, ogni tentativo viene subito interrotto con un gesto di
fastidio.
- Dopo
qualche giorno ho smesso di chiedere o di tentare di dialogare, di
tanto in tanto continuo la peregrinazione nel convoglio.
Soprattutto per veder facce nuove, quando mi sono stancato delle
vecchie, non per altro, lungo il convoglio ognuno si comporta
nello stesso modo, non vi sono gruppi o gruppetti, ognuno vive per
conto proprio, al massimo guardando chi fa sesso o partecipandovi.
- Non
vi sono coppie di nessun genere, ne giovani ne anziane, gli stessi
accoppiamenti occasionali avvengono in modo casuale, senza
corteggiamenti o preliminari, un cenno, ci si spoglia, si fa
sesso, ci si riveste e ci si perde di vista nella vastità del
convoglio, null'altro.
- Questa
sembra essere l'unica occasione e possibilità di socializzare di
avere un contatto, fugace a volte, ma nulla di più, come un
bisogno rabbioso di sentirsi vivi ad ogni costo, come se con
quell'atto per un istante si potesse agganciare a se una
sconosciuta compagna di viaggio che caso mai dopo poche ore
nemmeno si ricorda più di te e se la incontri di nuovo ti guarda
con occhi assenti come se tu fossi uno sconosciuto mai visto
prima.
- Ho
la sensazione a volte di esser l'unico a farsi domande a cercare
risposte ma non è vero, posso leggere negli occhi degli altri
quelle mie stesse domande sepolte sotto un velo di indifferente
apatia, eppure guai a parlarne, subito l'apatia diventa astioso
livore e solo allontanandosi dall'interpellato lo si vede di nuovo
risprofondare in quella stessa apatia già dimentico dello scatto
di poc'anzi.
- Ed
anche io mi accorgo che mi sto uniformando al comportamento degli
altri, già due volte ho strattonato via la mano di uno che voleva
scostar le tende per guardar fuori e quando quello ha tentato con
un timido gesto di scusa di parlarmi mi sono girato di colpo
allontanandomi in fretta.
- Perché
mi comporto così? Giorni fa io stesso agivo come loro chiedendo o
cercando di guardar fuori ed ora invece non voglio sapere, non
voglio parlare, non voglio guardare.
- Forse
è qualcosa in quella insipida melassa che ci danno per pasto?
Qualcosa che smorza la curiosità senza che nemmeno ce ne rendiamo
conto?
- Ho
provato a non mangiarne, ma il mio comportamento non cambia, più
a lungo viaggio, più mi uniformo agli altri, a quelli che c'erano
prima.
- Quelli
che c'erano prima? Un pensiero strano e sorprendente si sta
formando nella mia mente, io non ho ricordi prima di questo treno,
solo vaghe sensazioni di qualcosa prima, poi ero qua in mezzo agli
altri, col treno già in viaggio da tempo.
Allora qualcuno
sale, ma da dove? Non ci siamo mai fermati a stazioni o terminal,
eppure c'è sempre qualcuno che si guarda attorno spaesato e cerca
di far domande a chi è già qui.
- Qualche
tempo fa ero io, ora sono altri e altri ve ne saranno, ma da dove
salgono? Non vi sono porte nello scompartimento e in nessun
momento ho visto qualcuno nuovo entrare da qualche parte o
apparire in modo altrettanto misterioso, eppure c'è sempre
qualche nuovo viaggiatore con la stessa aria smarrita che forse
avevo anch'io qualche tempo fa.
- Qualche
tempo fa? Quanto tempo fa? Ho detto giorni, potrebbero essere mesi
o forse anni, chi ha più il concetto del tempo su questo
convoglio!
- Tempo,
qualcosa per misurarlo, ma cosa? Non ho orologio, ne ce ne sono in
giro, non posso basarmi sui cambiamenti della luce perché le
spesse cortine che occludono i finestrini non consentono di
rendersi conto se è giorno o notte. I pasti? Non è attendibile,
si mangia quando si ha fame, a volte frequentemente a volte solo
dopo lunghi e ripetuti periodi di sonno.
- In
realtà non si avverte necessità di mangiare, anzi se ne potrebbe
fare a meno senza difficoltà eppure periodicamente si finisce
sempre davanti all'inserviente di turno per avere una razione di
cibo e acqua.
- Si
consuma in fretta il pasto spesso senza neppure sedersi, in piedi
appoggiati ad una parete, ingozzandosi con rapide cucchiaiate, poi
si deposita piatto e posata dentro un grosso bidone smaltato.
- Non
ho mai visto se qualcuno ritira questi bidoni con le stoviglie
sporche, come non ho mai visto arrivare quelle pulite, il cibo o
gli inservienti, stanno lì e puoi starli ad osservare per ore e
non vedi avvicendamenti, alla fine ti stanchi, te ne vai e quando
torni non è più lo stesso inserviente, ma anche quello nuovo ti
guarda e sogghigna come indovinando il tuo segreto pensiero,
beffandosi di te e dei tuoi dubbi inespressi.
- Spesso
riprendo il mio cammino attraverso il convoglio, sempre sperando
di raggiungere la motrice che pur deve esserci al termine di
questo assurdo vagone senza fine.
- Ho
camminato tanto a volte fino allo sfinimento eppure mai ho avuto
la sensazione di essere vicino alla meta.
- Solo
una volta mi sono sentito quasi beffato ed in astio verso me
stesso per la mia stupidità ed il mio scarso senso
d'orientamento.
- Ho
riconosciuto infatti una delle donne con cui agli inizi ho avuto
un rapido e poco eccitante amplesso e guardando attentamente gli
altri ho riconosciuto quello che mi aveva strattonato
rabbiosamente la mano, storcendomi il polso quando tentai di
guardar fuori.
- Tempo
fa ero qui, tanto tempo fa, ora sono qui di nuovo, quindi ad un
certo punto della mia peregrinazione forse per errore devo esser
tornato sui miei passi, ripercorrendo l'itinerario percorso sino a
ritrovarmi nel punto da dove ero partito.
- Poi
subito la riflessione, ho riconosciuto quelli pur avendoli visti
solo brevemente tanto tempo fa, come mai allora nel mio percorso a
ritroso non ho riconosciuto altri visti più recentemente?
- Forse
questo treno non ha motrice, è solo un lungo interminabile anello
che gira all'infinito su un'immensa rotaia circolare e le colline
che si intravedono hanno il solo scopo di nascondere alla vista
l'altro semicerchio del convoglio che esse nascondono... allora
che senso ha questo viaggio? Perché il viaggio? Se non esiste
destinazione qual'è il significato di questo treno toroidale?
- Pensando
a questo mi rendo conto di esser vicino a quell'intuizione
proibita che tutti sicuramente hanno avuto e da cui rifuggono con
orrore e ira.
- E
più mi avvicino a quell'intuizione e più la mia rabbia e
sgomento crescono, basterebbe dire solo due parole e avrei la
risposta a tutte le mie domande, due parole che non voglio, non
posso, non devo dire, non posso accettare questa realtà, non
posso accettarla e devo nasconderla a chiunque possa essere sul
punto di scoprirla.
- "Sono
m...." e mi arresto, mi mordo la lingua a sangue per non
portare a termine quell'odiosa parola poi cerco intorno a me una
compagna qualsiasi per un rapido amplesso rabbioso ed alla fine
sprofondo in un sonno agitato ma senza sogni.
- Il
giorno dopo riprendo la mia peregrinazione nel convoglio senza
fine, cercando una motrice che non esiste, ma in cui devo credere
come per fede, perché negando la motrice dovrei accettare la
realtà di questo treno che corre nella notte e quella realtà io
non posso, non devo, non voglio accettarla!