Il Pozzo

di Annarita Petrino

 


Il gallo cantò mentre le prime luci dell’alba cominciavano a inondare la distesa brulla di sassi ed erba che circondava la casa di Herbert Brown. Non era un panorama inusuale da quelle parti, soprattutto per quelli, che in seguito all’affollamento della Città avevano deciso di andare ad abitare nelle abitazioni circostanti scavate nella roccia e conosciute con il nome di Sassi. Con l’aiuto della moglie Sandra e del figlio Bobby di vent’anni, Herbert era riuscito a rendere abitabile l’ultima delle case del lato est dei Sassi. Da lì si godeva di un panorama mozzafiato e di una tranquillità che in Città erano impossibili da trovare. Questo luogo meraviglioso aveva un unico difetto: era vicino al Pozzo, una enorme voragine di terra arida e bruciata dal sole che scendeva per svariati chilometri. I suoi abitanti erano reietti scacciati dalla Città che vivevano di quello che trovavano. Essi non si avventuravano mai fuori dal Pozzo e nessuno osava spingersi oltre i confini dei Sassi.

 
Bobby, il figlio di Herbert, si stava specializzando nei poteri curativi delle erbe recandosi ogni giorno a lezione dal maestro Albus, che abitava nella parte nord dei Sassi.
“Bene ragazzo,” disse il vecchio maestro “oggi voglio parlarti delle proprietà dell’Endymion.”
Bobby prese posto sul suo sgabello preferito e ascoltò le parole di Albus sugli straordinari poteri di quella pianta, capace di guarire molte delle malattie che affliggevano gli abitanti della Città e quelli dei Sassi.
“Il suo potere è così grande da rendere quest’erba molto preziosa.” continuò il maestro
“Dove cresce?”
“Sfortunatamente per noi, da queste parti se ne trovano solo pochi cespugli e non in questo periodo dell’anno. Nel Pozzo, invece, grazie alla sua posizione assolata essa germoglia in abbondanza.”
“Se quest’erba è così preziosa ma allo stesso tempo così rara, perché nessuno tenta di procurarsela?”
“Perché nessuno va mai nel Pozzo, figliolo.”
 
 
Alcuni mesi dopo la Morte allungò la sua ombra sui pacifici abitanti dei Sassi. Scoppiò infatti un’epidemia di febbre che colpì anche il padre di Bobby. Sulle prime la popolazione pensò di riuscire a contenere il morbo, ma alla fine la commissione medica, presieduta dal maestro Albus dichiarò lo stato di emergenza. Venne convocato il Consiglio cittadino e si discusse a lungo sul da farsi. Purtroppo tutti sapevano che c’era un’unica medicina in grado di debellare la malattia e che quella medicina poteva essere ricavata dall’Endymion. Così tutti gli abitanti furono riuniti nella piazza principale della Città ed il Sindaco parlò loro.
“Miei cari concittadini, ci troviamo a dover affrontare una terribile situazione. C’è un morbo che ci sta decimando e l’unica erba in grado di curarla in questo periodo non cresce dalle nostre parti.”“Nel Pozzo però ce n’è in abbondanza!” urlò Bobby facendosi strada tra la folla.
Il Sindaco, che lo conosceva, assunse un’espressione triste: “Figliolo, so che tuo padre è tra quelli colpiti dalla malattia, ma tu conosci le nostre leggi: nessuno può avventurarsi nel Pozzo e nessuno può uscirne.”
“Ma così moriranno un sacco di persone innocenti! Noi abbiamo il dovere di fare qualcosa!”
Il Sindaco si limitò a scuotere la testa e Albus venne avanti per prendere la parola: “Se mi permetti Sindaco, il ragazzo ha ragione. L’Endymion che cresce nel Pozzo potrebbe salvare la vita di quelle persone.”
“Mio caro Albus, sai che rispetto la tua opinione ma come Sindaco di questa città io non…”
“Mi offro come volontario per andare a raccogliere quell’erba!” insistette Bobby con uno sguardo negli occhi che non ammetteva obiezioni.
“Non posso permetterlo.”
“Io non me ne starò con le mani in mano a guardare mio padre che muore.”
Il Sindaco stava per ribattere ma il vecchio Albus gli si avvicinò e lo tirò da parte: “Ragiona Jonathan, è la più grande epidemia che si sia mai vista. Nessuno ne è immune e a lungo andare il numero dei malati aumenterà. Conosco quel ragazzo. È determinato. Tornerà con l’Endymion. Non abbiamo altra scelta mi sembra.”
Jonathan Russell sospirò e tornò a parlare all’assemblea: “Molto bene Bobby, riponiamo tutta la nostra fiducia nelle tue capacità. Ma sii cauto, laggiù c’è gente pericolosa. Non fare nulla che possa sembrarti avventato.”
Un mormorio si levò dalla folla.
Gli occhi di Bobby si riempirono di lacrime mentre abbracciava la madre: “Non temere, tornerò con l’erba che potrà curare papà.”
Andò quindi a procurarsi una torcia e si diresse verso l’ingresso del Pozzo, situato poco più in là della sua casa. Ormai cominciava a fare buio e scendere i gradini di pietra liscia anche con l’aiuto della torcia non era una cosa semplice. Doveva stare molto attento a non perdere l’equilibrio. Mano a mano che procedeva i rumori della Città sopra di lui si facevano sempre più lontani e alla fine scomparvero del tutto. A quel punto si ritrovò solo con una torcia la cui luce era appena sufficiente ad illuminare l’interminabile serie di gradini che continuava a scendere. Si chiese chi li avesse costruiti e perché. Guardò su e vide la Città come dovevano vederla gli abitanti del Pozzo, un insieme di luci poste così in alto da sembrare tanto irraggiungibili quanto le stelle. Si rese conto di non sapere poi molto su di loro. Chi erano e perché erano costretti a vivere lontani dagli altri. Se quei gradini potevano essere scesi allora potevano essere anche saliti. Cosa impediva loro di farlo?
Lasciò da parte le meditazioni e proseguì nella discesa. Dopo un po’ cominciò a scorgere delle luci dabbasso. Si fermò e si sporse oltre un insieme di rocce. C’erano delle abitazioni lì in fondo e dell’acqua. Doveva cercare l’Endymion e tornare nel minor tempo possibile. Scese ancora qualche gradino fino a che arrivò in vista dell’erba miracolosa che cresceva in abbondanza in un anfratto. Vi entrò, ma qualcuno lo colpì nel buio e lui perse conoscenza.
Quando si risvegliò si ritrovò nei pressi di un fuoco in quella che aveva tutta l’aria di essere una piazza. C’erano tante persone intorno a lui che lo guardavano incuriosite. Cercò di alzarsi ma la testa gli girava, così riuscì solo a mettersi in ginocchio.
“Dove mi trovo?” chiese.
Per tutta risposta due uomini lo afferrarono per le braccia e lo trascinarono dentro una delle abitazioni, dove lo lasciarono in compagnia di una ragazza.
“Come ti chiami?” le chiese questa.
“Bobby. Tu chi sei?”
“Sono io che faccio le domande qui. Tu limitati a rispondere.”
Il ragazzo la fissò. Non poteva essere molto più grande di lui; pelle leggermente ambrata e sudata; occhi verdi e duri; capelli ricci e castani. Nel complesso era una bella ragazza, ma qualcosa in lei metteva in guardia Bobby e lo spingeva a stare sulla difensiva.
“Bene, vedo che hai capito. Devi essere intelligente dopotutto. Come mai sei qui?”
“C’è un’epidemia di febbre in Città e abbiamo bisogno dell’Endymion per curare i malati.”
“E ti hanno mandato tutto solo a cercare l’erba?”
“Non volevano che venissi perché le nostre leggi ci impediscono di spingerci nel Pozzo…”
“Il Pozzo?”
“Si, questo posto….lo chiamiamo il Pozzo ed è pericolo venirci.”
“Davvero? Però tu ci sei venuto nonostante sia…pericoloso. Perché?”
“Mio padre è ammalato e senza quell’erba morirà. Io non posso permetterlo.
”La ragazza lo fissò con espressione dura: “Non ti aspetterai che creda a questa storia, vero?”
“Io non sto mentendo!”
La ragazza balzò in avanti e lo afferrò per la gola sollevandolo da terra. Bobby le strinse i polsi nel tentativo di liberarsi, ma la sua stretta era d’acciaio.
“Adesso dimmi il vero motivo per cui sei venuto quaggiù e bada di dire la verità...”
Bobby cercò di parlare ma gli uscì solamente un rantolo.
“Te lo dico io perché sei qui. Perché di sopra credono ancora di poterci sterminare con una banale epidemia di febbre. Ti hanno mandato qui con l’intenzione di infettarci, non è così? E magari tu non lo sai nemmeno!”
La ragazza lo lasciò andare e Bobby cadde a terra. Tossì e si tastò la gola cercando di respirare: “Che…Che cosa sei?”
“Davvero ti hanno mandato qui senza spiegarti che cosa avresti trovato? Lassù devono essere davvero disperati se il loro unico asso nella manica è un ragazzetto. Ci hanno chiamati in tanti modi bello: abomini, esperimenti andati a male, rifiuti genetici, ma la verità è che siamo di gran lunga superiori a tutti voi. È per questo che ci hanno relegati a vivere qui, come dei reietti.”
“Io non so di che cosa stai parlando.”
“Tu sei troppo giovane per ricordare…quando i grandi scienziati della Città giocavano a fare Dio. Ma qualcosa è andato male ed eccoci qui. Un’epidemia di febbre infuria? È l’occasione che aspettavo. Adesso siete deboli e vulnerabili…sarà un giochetto da ragazzi sterminarvi.”
“No…ti prego…”“In quanto a te inutile pezzetto di carne, credo davvero che non ti ucciderò. Mi sarai invece molto utile. Così la tua razza morirà per mano di uno di loro.”
 
 
L’epidemia di febbre fu debellata con l’impiego di tutte le medicine a disposizione. Di vittime ce ne furono tante e sopravvissero solo i più forti. Tra questi il padre di Bobby. Lui non fece mai ritorno dal Pozzo e dopo un anno di inutile attesa, si persero le speranze che potessero tornare vivo da quel posto. Il Sindaco fece ergere una statua in sua memoria anche se questo non bastò a consolare i suoi genitori, privati del loro unico figlio.
Un giorno l’allarme risuonò per tutta la Città giungendo fino ai Sassi. Era stato installato tempo prima, ma nessuno lo aveva mai utilizzato sino ad allora. Il Sindaco si precipitò in piazza dove la folla si stava già riunendo e lì interrogò l’uomo che aveva dato l’allarme.
“Che sta succedendo?”
L’uomo era in preda al panico e parlò a fatica: “Il Pozzo…”
“Che succede al Pozzo?”
“Stanno arrivando…i suoi abitanti stanno arrivando…”
Il Sindaco impallidì mentre cercava di decidere se l’uomo avesse preso troppo sole, ma quando la folla in piazza cominciò ad urlare capì che non stava mentendo. Gli abitanti del Pozzo circondarono l’assemblea chiudendo ogni possibile via di fuga e crearono varco per far passare una donna ed un uomo che si diressero verso il Sindaco.
Quando la ragazza gli fu abbastanza vicina il Sindaco la guardò con attenzione quindi sgranò gli occhi: “Shella?”
“Mi fa piacere vedere che ti ricordi di me…papà!”
“Credevo…credevo che…”
“Che cosa? Che fossi morta in seguito all’iniezione di quel virus? Avrei dovuto, ma a quanto pare il mio fisico era molto più forte di quello che pensavi. Il virus è mutato ed è un vero peccato che tu non abbia avuto la pazienza di aspettare la fine della mutazione prima di buttarmi via.”
“Io non…”
“Cosa? Cosa?! Neghi forse di avermi abbandonata quando ero solo una bambina? Dopo che avevi condotto su di me tutti i tuoi luridi esperimenti?”
La piazza era immersa in un raggelante silenzio.
“Si gente, è così!” riprese Shella “Il vostro Sindaco insieme ai suoi stimati amici erbologi hanno condotto indicibili esperimenti su un gruppo di bambini. Volevano potenziare l’organismo umano iniettando dentro di esso un virus tecnologico. Siamo stati usati e poi scacciati come mostri. Dovete ringraziare lui se passerete il resto della vostra vita a rimpiangere di essere nati!”
“Shella! Tu non puoi…”
“Ne ho tutto il diritto invece. Un anno fa hai mandato questo ignaro ragazzo in mezzo a noi con la speranza che potesse infettarci e sterminarci tutti una volta per tutte. È la cosa più stupida che potessi fare. Mentre voi vivevate quassù beati e tranquilli, noi ci siamo riprodotti ed il nostro organismo si è fortificato diventando immune alla maggior parte delle vostre malattie, dato che la nostra dieta è basata per buona parte sull’Endymion. L’arrivo di Bobby è stato provvidenziale. Con il suo contributo abbiamo creato una nuova generazione…più forte e più umana!”
Il Sindaco guardò Bobby: “E tu hai lasciato che ti usassero per i loro scopi?”
“Non ha avuto molta scelta papà, non prendertele con lui. Hai sbagliato tu a mandare un maschio. In ogni caso, credimi, non gli è dispiaciuto affatto. È il mio compagno adesso e da lui attendo colei che guiderà la nostra nuova progenie.”
“E di noi che ne sarà?”
“Gli adulti verranno impiegati nei lavori pesanti per procurare il cibo. I bambini invece verranno allevati da noi fino a che non avranno raggiunto l’età matura per l’accoppiamento. Quindi passeremo alla creazione della terza generazione e così via fino a che non avremo una razza perfetta, che probabilmente nemmeno io riuscirò a vedere. Ma almeno morirò sapendo di aver dato alla mia gente la libertà e la possibilità di vivere un futuro migliore. Ah! Dimenticavo.” Shella tirò fuori una pistola e la scaricò sul Sindaco.

Annarita Petrino

Ó 2004

E-mail: aidoru@mooncity.it


Annarita Petrino, è una giovane scrittrice abruzzese nata a Giulianova in provincia di Teramo nel 1977. Laureata in lingue e letterature straniere all'università di Pescara è attualmente insegnate di scuola materna. Da qualche anno scrive racconti di fantascienza che sono stati pubblicati su diverse riviste online come Intercom, Future Shock, Continuum e Nigralatebra.

Il suo lavoro più impegnativo: Ragnatela dimensionale viene pubblicato ora da Delos Books. Si tratta del primo episodio delle avventure di Shine, una ragazza cyborg discendente di un'antica stirpe e dotata di grandi poteri, al cui destino sono legate le sorti di tutta la galassia. Una saga spaziale scritta da un'autrice che si propone come nome nuovo nel panorama della letteratura avventurosa per ragazzi.