La mia vita con gli Urania

di Gianfranco Lucchi

Il primo Urania... non si scorda mai.
Estate 1954, Ortisei Val Gardena; avevo 12 anni. La strada che attraversa il paese non era  ancora asfaltata; un negozietto con banchi fatti da assi appoggiate su cavalletti di legno costituiva l’unico bazar, un coacervo di profumeria, cartoleria, edicola; a servire, i coniugi Renaldin, in camice nero, due scolari un po’ cresciuti. Lì comprai il mio primo Urania, non il primo, ma il “mio” primo; s’intitolava Le Sentinelle del Cielo e non mi piacque, forse non avevo ancora un sufficiente interesse.
In quegli anni comparvero i primi film di Fantascienza a colori: Uomini sulla Luna, La conquista dello Spazio, Quando i Mondi si scontrano, La guerra dei Mondi, Il Pianeta proibito, Cittadino dello Spazio, e la mia fantasia si accese improvvisamente; ricordo che col “Meccano” costruii un modello dell’astronave Luna realizzando col “Pongo” i sedili anti-accelerazione ed altri particolari interni.
Cominciai ad acquistare gli Urania con una certa regolarità, anche se diretta solo a titoli particolarmente accattivanti. Mi arrabbiai molto per il mancato ordine cronologico nella pubblicazione della trilogia campbelliana del ciclo di Aarn Munro il Gioviano e rilessi non ricordo quante volte Il Pianeta proibito. Ma perché si scatenasse il virus del collezionista bisognerà aspettare il 1958 quando, grazie all’affetto di una prozia ricca, feci un viaggio di una settimana in Toscana; a Firenze, all’angolo di un porticato del centro storico trovai pile di vecchi (si fa per dire) Urania e ne feci man bassa, sfrattando i pigiami dalla valigia per sostituirli con gli ormai preziosissimi volumetti.
Abitavo a Cremona; in prima liceo scientifico l’occasione di un tema libero mi fece produrre un racconto di fantascienza, personale arrangiamento di Operazione Centauro, romanzo che mi era piaciuto molto (avevo già in testa di fare l’ingegnere); non ricordo il voto, ma ricordo il commento al medesimo: prolisso. Ero molto geloso dei miei Urania, però non li negavo ai compagni che me li chiedevano in prestito; finché capitò che mi fosse restituito Decimo pianeta mancante di una pagina, che riportava il disegno (!) di una donna semi(!!)nuda vista di spalle (!!!), ed allora non li prestai più.
Del Pianeta proibito realizzai anche una specie di versione “radiofonica”, grazie al possesso di un piccolo registratore magnetico, il famoso “Gelosino”; l’effetto sonoro dei disintegratori marziani era ottenuto soffiando con forza sul microfono.
Nel 1960 m’iscrissi al biennio di Ingegneria dell’Università di Pavia, dove conobbi altri fanatici di Urania; durante le lezioni di Analisi si svolgeva una specie di “quizzettone”, una sorta di gara la cui unica regola era di non fare domande di cui non si sapesse la risposta; “stracciai” gli avversari chiedendo il nome ed il cognome del cuoco dell’incrociatore spaziale de Il Pianeta proibito.
La mia collezione non era completa, alcuni numeri mancavano; occasioni come quella di Firenze non ne avevo molte e proseguendo gli studi a Milano, avevo in fondo anche molto da fare; acquistavo gli Urania via via che uscivano in edicola e basta.
Dovetti attendere di iniziare l’attività lavorativa per completare la collana; spostandomi spesso a Roma per frequentare Ministeri e Operatori di telecomunicazioni civili e militari, imparai a conoscere le bancarelle della Stazione Termini e negozietti come Pocket 2000, in Via Famagosta fermata “Ottaviano” della metropolitana. Infine, la cortesia di un collega mi permise di entrare in possesso dell’ultimo mancante, L’oro viene dal cielo; come il primo, anche questo non mi piacque, ma ormai ero un inguaribile malato di collezionismo. Malato al punto che collezionavo anche le collane “figlie”. A Milano avevo trovato, in Via Benedetto Marcello, una bancarella abbastanza fornita ed economica; ebbi la dabbenaggine di raccontare al gestore, un napoletano, che i suoi prezzi erano abbastanza più bassi di quelli delle bancarelle romane e fui punito dalla sua richiesta esorbitante per la serie dei 14 Urania Rivista. Cominciai anche ad acquistare collane da libreria, come I Massimi ed Altri Mondi.
Nel 1969 mi ero sposato con Maria Giulia e trasferito a Segrate; i miei genitori, dopo una breve parentesi milanese, ritornarono a Cremona ed i miei Urania li seguirono finché non mi fu possibile trovare una sistemazione in casa. Un solo Urania non mi abbandonò mai, il 323 bis (B.C.), che porta ancora le tracce di liquidi più o meno organici versati delle mie due figlie, dalle quali ripetutamente lo recuperavo, insistendo sul fatto che era “mio” e non “loro”. E proprio perché è “il mio BC”, nel senso che l’avevo acquistato proprio quando era uscito, non l’ho mai sostituito con un altro in condizioni migliori.
Sono sempre stato un pignolino; all’incirca all’altezza dell’Urania n° 1200 cominciò la pubblicazione, nelle ultime pagine, di un catalogo che io accuratamente controllavo. Notai così l’assenza del n° 307 bis (Il risveglio dell’abisso) e la mancata stampa, nel n° 1226, dell’elenco per titoli originali da Da a Di. Telefonai in Redazione ed ebbi il piacere di parlare con l’allora capo Marzio Tosello: non c’era modo di rimediare; con pazienza ricostruii l’elenco mancante, non immaginando che, di lì a qualche anno, lo sviluppo dei mezzi informatici avrebbe vanificato il mio faticoso lavoro. Nel 2002 Urania festeggiò i cinquant’anni (io i sessanta); in occasione di una mostra a Cernusco sul Naviglio di alcune opere di Giuseppe Festino, ebbi il privilegio di conoscere Giuseppe Lippi, attuale curatore della Collana, e di scambiare con lui alcune opinioni sul connubio fantasia e scienza. Ho infatti sempre pensato, anche nella mia vita professionale, che la fantasia, espressione in fondo dei nostri sogni e dei nostri desideri, sia un complemento importante della scienza; a cosa serve la scienza se non si ha almeno un po’ di fantasia per metterla all’opera a creare qualcosa?
Sono sempre stato convinto di possedere tutti gli Urania (almeno quelli della collana “I Romanzi”, come si chiamavano in origine) e perfino me ne vantavo, non preoccupandomi di andare in caccia di alcunché. Andando in pensione e con la disponibilità dell’Internet domestica dovevo però scoprire che non era vero. La pubblicità su Urania del sito Urania&co dell’amico Enrico mi fece conoscere l’uscita di alcuni supplementi che mi erano sfuggiti e riaccese rapidamente il fuoco del collezionista, evidentemente mai completamente spento, ma rimasto a covare sotto la cenere fin dai tempi “romani”. La conoscenza della Tana del Trifide, di Mauro e del suo Club peggiorò (si fa per dire) la situazione; grazie al nuovo “giro” trovai sì Vampiri, che consideravo “l’ultimo mancante”, ma m’infilai in una Storia Infinita di ricerca di nuove collane, anche non strettamente di fantascienza, con grave nocumento della mia pensione e dello spazio di casa. Sto cercando di pormi una limitazione: solo edizioni Mondadori, ma anche così … Almeno, essendosi le figlie sposate, il problema dello spazio non è poi tanto grave.
Il lato estremamente positivo di tutto questo è  l’essere entrato a far parte di una banda di goliardi sul genere di Amici Miei e con tanto di distintivo, l’U-Team, in cui ho il lieve imbarazzo di essere probabilmente il più vecchio, almeno in senso anagrafico. Ma ho incominciato ad apprezzare la ricerca di gruppo, la collaborazione, gli scambi, gli incontri periodici, anche il semplice piacere di stare insieme. Con il sito Urania AlterVista del grande Maxnaldo siamo arrivati ad un punto di riferimento “globale”: chi siamo, cosa abbiamo, cosa cerchiamo. Il sofisticato sito SF quadrant dell’amico Mauro/Gort completa il quadro fantascientifico con un’estensione anche al cinema.
Oggi, cosa potrei desiderare di più?

Gianfranco Lucchi