- Cominciai
ad acquistare gli Urania con una certa regolarità, anche se diretta
solo a titoli particolarmente accattivanti. Mi arrabbiai molto per
il mancato ordine cronologico nella pubblicazione della trilogia
campbelliana del ciclo di Aarn Munro il Gioviano e rilessi non
ricordo quante volte Il Pianeta proibito. Ma perché si scatenasse il virus del
collezionista bisognerà aspettare il 1958 quando, grazie
all’affetto di una prozia ricca, feci un viaggio di una settimana
in Toscana; a Firenze, all’angolo di un porticato del centro
storico trovai pile di vecchi (si fa per dire) Urania e ne feci man
bassa, sfrattando i pigiami dalla valigia per sostituirli con gli
ormai preziosissimi volumetti.
- Abitavo
a Cremona; in prima liceo scientifico l’occasione di un tema
libero mi fece produrre un racconto di fantascienza, personale
arrangiamento di Operazione
Centauro, romanzo che mi era piaciuto molto (avevo già in testa
di fare l’ingegnere); non ricordo il voto, ma ricordo il commento
al medesimo: prolisso. Ero molto geloso dei miei Urania, però non
li negavo ai compagni che me li chiedevano in prestito; finché
capitò che mi fosse restituito Decimo
pianeta
mancante di una pagina, che riportava il disegno (!) di una donna
semi(!!)nuda vista di spalle (!!!), ed allora non li prestai più.
- Del
Pianeta proibito realizzai
anche una specie di versione “radiofonica”, grazie al possesso
di un piccolo registratore magnetico, il famoso “Gelosino”;
l’effetto sonoro dei disintegratori marziani era ottenuto
soffiando con forza sul microfono.
- Nel
1960 m’iscrissi al biennio di Ingegneria dell’Università di
Pavia, dove conobbi altri fanatici di Urania; durante le lezioni di
Analisi si svolgeva una specie di “quizzettone”, una sorta di
gara la cui unica regola era di non fare domande di cui non si
sapesse la risposta; “stracciai” gli avversari chiedendo il nome
ed il cognome del cuoco dell’incrociatore spaziale de Il Pianeta proibito.
- La
mia collezione non era completa, alcuni numeri mancavano; occasioni
come quella di Firenze non ne avevo molte e proseguendo gli studi a
Milano, avevo in fondo anche molto da fare; acquistavo gli Urania
via via che uscivano in edicola e basta.
- Dovetti
attendere di iniziare l’attività lavorativa per completare la
collana; spostandomi spesso a Roma per frequentare Ministeri e
Operatori di telecomunicazioni civili e militari, imparai a
conoscere le bancarelle della Stazione Termini e negozietti come
Pocket 2000, in Via Famagosta fermata “Ottaviano” della
metropolitana. Infine, la cortesia di un collega mi permise di
entrare in possesso dell’ultimo mancante, L’oro viene dal cielo; come il primo, anche questo non mi piacque,
ma ormai ero un inguaribile malato di collezionismo. Malato al punto
che collezionavo anche le collane “figlie”. A Milano avevo
trovato, in Via Benedetto Marcello, una bancarella abbastanza
fornita ed economica; ebbi la dabbenaggine di raccontare al gestore,
un napoletano, che i suoi prezzi erano abbastanza più bassi di
quelli delle bancarelle romane e fui punito dalla sua richiesta
esorbitante per la serie dei 14 Urania Rivista. Cominciai anche ad
acquistare collane da libreria, come I
Massimi ed Altri Mondi.
- Nel
1969 mi ero sposato con Maria Giulia e trasferito a Segrate; i miei
genitori, dopo una breve parentesi milanese, ritornarono a Cremona
ed i miei Urania li seguirono finché non mi fu possibile trovare
una sistemazione in casa. Un solo Urania non mi abbandonò mai, il
323 bis (B.C.), che porta ancora le tracce di liquidi più o meno
organici versati delle mie due figlie, dalle quali ripetutamente lo
recuperavo, insistendo sul fatto che era “mio” e non “loro”.
E proprio perché è “il mio BC”, nel senso che l’avevo
acquistato proprio quando era uscito, non l’ho mai sostituito con
un altro in condizioni migliori.
- Sono
sempre stato un pignolino; all’incirca all’altezza dell’Urania
n° 1200 cominciò la pubblicazione, nelle ultime pagine, di un catalogo
che io accuratamente controllavo. Notai così l’assenza del n°
307 bis (Il risveglio dell’abisso) e la mancata stampa, nel n°
1226, dell’elenco per titoli originali da Da
a Di. Telefonai in
Redazione ed ebbi il piacere di parlare con l’allora capo Marzio
Tosello: non c’era modo di rimediare; con pazienza ricostruii
l’elenco mancante, non immaginando che, di lì a qualche anno, lo
sviluppo dei mezzi informatici avrebbe vanificato il mio faticoso
lavoro. Nel 2002 Urania festeggiò i cinquant’anni (io i
sessanta); in occasione di una mostra a Cernusco sul Naviglio di
alcune opere di Giuseppe Festino, ebbi il privilegio di conoscere
Giuseppe Lippi, attuale curatore della Collana, e di scambiare con
lui alcune opinioni sul connubio fantasia e scienza. Ho infatti
sempre pensato, anche nella mia vita professionale, che la fantasia,
espressione in fondo dei nostri sogni e dei nostri desideri, sia un
complemento importante della scienza; a cosa serve la scienza se non
si ha almeno un po’ di fantasia per metterla all’opera a creare
qualcosa?
- Sono
sempre stato convinto di possedere tutti gli Urania (almeno quelli
della collana “I Romanzi”, come si chiamavano in origine) e
perfino me ne vantavo, non preoccupandomi di andare in caccia di
alcunché. Andando in pensione e con la disponibilità
dell’Internet domestica dovevo però scoprire che non era vero. La
pubblicità su Urania del sito Urania&co dell’amico Enrico mi
fece conoscere l’uscita di alcuni supplementi che mi erano
sfuggiti e riaccese rapidamente il fuoco del collezionista,
evidentemente mai completamente spento, ma rimasto a covare sotto la
cenere fin dai tempi “romani”. La conoscenza della Tana del
Trifide, di Mauro e del suo Club peggiorò (si fa per dire) la
situazione; grazie al nuovo “giro” trovai sì Vampiri,
che consideravo “l’ultimo mancante”, ma m’infilai in una
Storia Infinita di ricerca di nuove collane, anche non strettamente
di fantascienza, con grave nocumento della mia pensione e dello
spazio di casa. Sto cercando di pormi una limitazione: solo edizioni
Mondadori, ma anche così … Almeno, essendosi le figlie sposate,
il problema dello spazio non è poi tanto grave.
- Il
lato estremamente positivo di tutto questo è
l’essere entrato a far parte di una banda di goliardi sul
genere di Amici Miei e con tanto di distintivo, l’U-Team, in cui
ho il lieve imbarazzo di essere probabilmente il più vecchio,
almeno in senso anagrafico. Ma ho incominciato ad apprezzare la
ricerca di gruppo, la collaborazione, gli scambi, gli incontri
periodici, anche il semplice piacere di stare insieme. Con il sito
Urania AlterVista del grande Maxnaldo siamo arrivati ad un punto di
riferimento “globale”: chi siamo, cosa abbiamo, cosa cerchiamo.
Il sofisticato sito SF quadrant dell’amico Mauro/Gort completa il
quadro fantascientifico con un’estensione anche al cinema.
- Oggi,
cosa potrei desiderare di più?